Visualizzazione post con etichetta acqua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta acqua. Mostra tutti i post

venerdì 2 agosto 2013

Ma i pesci bevono ??!!


I delicati equilibri che permettono la vita nell’acqua dipendono in parte dalla concentrazione di sali in essa disciolti, sia che si tratti di quella dell’ambiente esterno, oppure di quella contenuta nei tessuti e nel sangue. E’ evidente quindi che i problemi di mantenimento dell’equilibrio interno sono strettamente correlati all’ambiente e come siano diversi a seconda che si tratti di un pesce di mare, di uno di acqua dolce o di un pesce che viva in ambienti salmastri. I principali ioni contenuti nell’ambiente interno dei pesci sono uguali a quelli dell’acqua di mare, ma presenti in quantità inferiore a quella contenuta in un equivalente volume di acqua marina. Ciò significa che la concentrazione dei sali nelle cellule dei pesci dulcacquicoli è maggiore rispetto a quella che si trova nello stesso volume di acqua dell’ambiente che li circonda. Per il principio di osmosi, attraverso le membrane cellulari semipermeabili l’acqua passa dalla soluzione meno concentrata a quella più concentrata. Nei pesci d’acqua dolce, l’acqua che defluisce attraverso le branchie durante gli atti respiratori passa per osmosi nel sangue, attraverso le sottili pareti dei capillari branchiali e delle mucose della cavità orale.
I pesci marini, al contrario, il cui ambiente interno contiene meno sali in soluzione di quanti ne sono contenuti un equivalente volume di acqua di mare, hanno la tendenza a perdere acqua attraverso queste membrane. In entrambi i casi, comunque, i pesci devono bilanciare l’una o l’altra tendenza per preservare il loro equilibrio interno. I Teleostei marini suppliscono alla perdita di liquidi bevendo l’acqua di mare, come si può facilmente verificare aggiungendo una quantità nota di colorante organico all’acqua di un acquario. Misurando poi la quantità di tintura assorbita dall’intestino dei pesci, si può risalire al volume d’acqua di mare da essi ingoiata. Osservazioni sperimentali condotte sull’anguilla, hanno evidenziato che in 24 ore l’animale è in grado di assorbire 10ml d’acqua di mare, oltre ad una certa quantità d’acqua che esso assume dal suo nutrimento. Quando i pesci bevono acqua di mare per non disidratarsi, accumulano nel proprio organismo sali in concentrazioni superiori a quelle normalmente presenti nel loro ambiente interno; per ripristinare l’equilibrio devono quindi eliminare i sali in eccedenza, che vengono espulsi attraverso le branchie o con le feci. L’escrezione è svolta in massima parte dall’apparato renale che, mediante la produzione di urina, elimina i sali ammoniacali e, in piccole quantità, creatinina ed acido urico; le branchie provvedono invece ai prodotti azotati più semplici, i composti di urea e di ammonio.
I pesci cartilaginei, quali razze e squali, si sono sottratti allo stress fisiologico affrontato invece dalla maggior parte dei pesci marini grazie ad una particolare adattabilità biologica: producono urea anziché sali ammoniacali ed espellono pochissima urina, aumentando così la concentrazione salina del sangue che raggiunge valori di poco superiori a quelli dell’acqua di mare. Ciò significa che questi animali non hanno bisogno di bere l’acqua di mare, perché quella che circola nel loro corpo attraverso le branchie e la bocca è sufficiente all’attività di filtraggio dei reni. Forse è stata proprio questo adattamento biochimico a confinare i pesci cartilaginei in mare, anche se esistono alcuni rappresentanti delle acque dolci (razze del genere Potamotrigon), ma non esiste alcuna testimonianza fossile che dimostri che i Condroitti siano stati membri rappresentativi della fauna dulcacquicola.
Per quanto riguarda invece i pesci d’acqua dolce, essi hanno un sangue meno salato di quello dei Teleostei marini, ma comunque molto ricco di sali se paragonato all’acqua in cui vivono. La loro tendenza sarà quindi quella di diluire la concentrazione salina interna facendo liberamente affluire acqua dalle branchie e dalle membrane mucose. Uno sviluppato apparato renale provvede poi ad eliminare l’acqua eccedente insieme alle scorie azotate del metabolismo: i pesci d’acqua dolce, infatti, producono un’abbondante quantità di urina, in un giorno circa 10 volte il loro peso; al contrario, i pesci marini eliminano pochissima urina, piuttosto concentrata, per evitare di disidratarsi.
Questi meccanismi regolano l’equilibrio idrico; invece, a quello salino provvedono lo stomaco, che arricchisce il sangue di sali prelevati dal nutrimento, e soprattutto le branchie, che nei pesci d’acqua dolce sono in grado di assorbire selettivamente i sali dall’acqua; al contrario, nel caso dei Teleostei marini le branchie provvedono ad espellere l’eccedenza di sali introdotta con l’acqua ingerita.
Oltre al ruolo insostituibile che hanno nella respirazione, le branchie dei pesci regolano quindi anche l’equilibrio idrosalino, eliminando o assorbendo i sali a seconda delle necessità fisiologiche dei pesci, permettendo così la propagazione di molte specie in differenti tipi di habitat acquatici. Pesci molto diversi sono in grado di vivere in acque il cui contenuto salino varia dalle condizioni oceaniche a quelle delle acque dolci, tuttavia, la maggior parte dei pesci, sia marini che d’acqua dolce, si limitano strettamente all’uno o all’altro ambiente. I pesci che effettuano migrazioni, come i salmoni e le anguille, sottopongono il loro ambiente interno ad importanti variazioni di salinità; altri, come i Ciprinodontiformi, sono in grado di sopportare sbalzi di salinità considerevoli ed istantanee.
La larga adattabilità delle specie di pesci che vivono in acque salmastre dipende in massima parte dalla straordinaria attività delle branchie e dei reni, da una debole permeabilità della loro pelle all’acqua e da complessi meccanismi che coinvolgono l’apparato endocrino e nervoso. Il coordinamento delle funzioni che regolano l’equilibrio idrosalino dei pesci ha ancora bisogno di studi approfonditi, che riescano a spiegare in maniera convincente perché l’adattamento a gradienti diversi di salinità si è spinto principalmente verso le acque dolci, piuttosto che verso il mare, coinvolgendo non solo i pesci ma anche molti invertebrati acquatici. Perché, in linea di massima, è più facile ad un pesce marino passare in acqua dolce che non il contrario? Forse le branchie della maggior parte dei pesci di acqua dolce sono incapaci di invertire la loro funzionalità, passando dall’assorbimento all’escrezione dei sali; ma se davvero è questo il limite, non si spiega in ogni caso perché il passaggio inverso sia possibile per un largo numero di pesci marini. Molte domande su questi aspetti della fisiologia dei pesci rimangono ancora di difficile risoluzione.


mercoledì 31 luglio 2013

Poche e semplici regole per delle vacanze in barca eco friendly!


Ecco alcuni utili consigli di bordo per rispettare il mare. Anche il vostro portafogli ne trarrà giovamento! Se davvero amate il vostro mare, contribuite anche voi a salvarlo quando siete a bordo. Basta davvero poco per mettere in atto comportamenti che sono anche principi di buona educazione. Abbiamo stilato un “decalogo” che raccoglie importanti “eco-consigli” per i diportisti, legati da un filo comune: bando alla plastica!!!



1. Shopping-bag. Fate la spesa utilizzando esclusivamente una shopping-bag lavabile e riutilizzabile: fate finta che i sacchetti di plastica non esistano.



2. Dissalatore. Al bando le bottiglie di plastica; il dissalatore è una buona soluzione. Altrimenti dotatevi di contenitori bio per fare scorta di acqua potabile a ogni scalo, tenendo in considerazione i prodotti potabilizzanti di ultima generazione.



3. Spesa eco-friendly. Evitate prodotti con imballaggi ingombranti, prediligendo invece l’acquisto di prodotti locali a ogni approdo. Ci guadagna anche il gusto.



4. Stoviglie usa e getta no grazie. Niente piatti, bicchieri o posate usa e getta a bordo. Nell’ordine lavate bicchieri e posate, piatti e poi pentole per evitare di ungere ciò che unto non è. Consiglio: l’acqua di cottura della pasta a base di amido è un ottimo detergente e un ammorbidente per le mani.



5. Energia pulita a bordo. Limitate al massimo il consumo di energia a bordo, e che si tratti di energia pulita! Pannelli solari, generatori eolici, pile ricaricabili



6. Abbronzarsi senza inquinare. I prodotti detergenti a bordo, creme solari comprese, dovrebbero essere di tipo biodegradabile. Informatevi bene prima dell’acquisto. E comunque, vanno consumati in quantità minime già diluiti con l’acqua in flaconi formato vacanza. Usate spugne in microfibra, che funzionano solo con l’acqua. Tenete presente che bicarbonato, aceto e limone sono gli sgrassatori naturali più efficaci.



7. Occhio al vano motore. Operate una manutenzione costante del motore e del vano motore, aiuta a prevenire perdite inquinanti e esodi di denaro dal vostro portafogli. Non improvvisatevi travasatori di gasolio, largo alle pompe manuali!



8. L’acqua è preziosa. Niente sprechi a bordo, soprattutto di acqua dolce: sciacquate la barca solo con l’acqua non potabile e solo se necessario. Per lavarsi, va benissimo l’acqua di mare: basta poi darsi una sciacquata veloce con quella dolce per togliere il sale. Anche l’acqua della pasta – se avete la certezza di navigare in una zona “vergine” – potete comporla con due terzi di acqua dolce e un terzo di quella di mare. Oltretutto risparmiate sul sale!



9. Carena. Fate carena esclusivamente con vernici bio, le microparticelle che vengono disperse in mare – nel caso delle autoleviganti – sono assai nocive per l’ambiente.



10. Rifiuti e acque nere. Raccogliete e separate accuratamente i rifiuti, non gettate in mare neanche una buccia di banana. Ogni oggetto che utilizziamo diventa rifiuto, dobbiamo imparare a riciclarlo al meglio: volete evitare di incappare, in un futuro, in giganteschi “maelstrom” di plastica in mezzo al mare, come il Pacific Trash Vortex (l’isola della spazzatura formatasi appena sotto la superficie fra la California e le Hawaii a partire dagli anni Cinquanta, a causa dell’azione delle correnti, che oggi costituisce un agglomerato indistruttibile di rifiuti galleggianti estesi su una superficie grande circa quattro volte l’Italia)? Dotatevi di un retino e qualora avvistiate della plastica in mare, raccoglietela a bordo e portatela a terra. Questione acque nere: informatevi in ogni porto dove si trovi il serbatoio di raccolta delle acque nere. Non scaricatele in acqua.


martedì 30 luglio 2013

SPECIALE MANUTENZIONE

Prima di mettere la barca “a riposo”, quest’inverno, assicuratevi di aver compiuto tutte le operazioni necessarie per evitare di ritrovarvi, in primavera, in balia di brutte sorprese
in Liguria, dove la bassa stagione non è poi così proibitiva, è visto come un ormeggio più lungo del solito: i lavori di messa “a nanna” sono spesso sottovalutati, con conseguenze disastrose alla prima uscita in mare. L’impianto dell’acqua e i serbatoi del carburante devono essere in cima alla vostra checklist invernale: altrimenti rischierete di venire assaliti dai cattivi odori o, peggio ancora, di danneggiare irreparabilmente l’entrobordo.



ACQUA DOLCE A BORDO
Serbatoi - Dovrete per prima cosa pulire i serbatoi attraverso il tappo di ispezione con uno spazzolone a manico corto. Potete utilizzare un prodotto comune oppure affidarvi a qualcosa di più specifico. In caso di serbatoio rigido, assicuratevi che sia verniciato con prodotti adatti all’uso alimentari, altrimenti ben poco potrete fare contro i cattivi odori. Svuotate i serbatoi dopo il risciacquo oppure, qualora non escludeste la possibilità di farvi qualche uscita fuori stagione, e non volete stare a svuotarli e riempirli ogni volta, buttatevi su qualche disinfettante.


Dissalatore – Se montate un dissalatore, il cui risciacquo automatico avviene tramite il tubo di collegamento con l’autoclave, fate attenzione che il prodotto che state utilizzando non contenga cloro, perché riduce l’efficienza delle membrane a osmosi inversa, oppure predisponete nel tubo un filtro a carboni attivi in grado di fermare il cloro.

Condutture – Anche le condutture meritano particolare attenzione: per rimuovere i depositi di calcare, esistono svariati composti in grado di proteggere le tubature per lunghi periodi. Versateli nel serbatoio nella quantità indicata sulle istruzioni, aprite un rubinetto e fateli circolare per alcuni minuti all’interno delle tubazioni, poi procedete al risciacquo con, eventualmente, uno dei detergenti succitati.

CARBURANTE
Serbatoio – Anche i serbatoi del carburante vanno controllati bene prima dell’ invernaggio. Innanzitutto non dimenticatevi di trattarli con prodotti specifici, che evitano il formarsi di batteri, morchie, fanghi e paraffine. In caso di entrobordo diesel, durante l’inverno lasciate il serbatoio pieno per impedire la creazione della condensa evitando così di alimentare il processo di ossidazione del carburante. Basta soltanto lasciare la nafta a riposo con l’aggiunta di un qualche additivo.



Filtro - Verificate poi lo stato del filtro di separazione del carburante dall’acqua: in genere è collocato tra il tappo della nafta e il filtro del motore. Trasparente, è dotato di una cartina in grado di trattenere le impurità. In caso di intasamento non può essere pulito ma dovrete sostituirlo. In alternativa potrete utilizzare un filtro decantatore: il suo posizionamento è identico rispetto a quello di separazione, ma sfrutta il peso specifico dell’acqua e delle altre sostanze più pesanti del carburante, che finiscono per depositarsi sul fondo senza entrare in